{"id":168,"date":"2020-03-07T14:07:52","date_gmt":"2020-03-07T13:07:52","guid":{"rendered":"https:\/\/borgomusolesi.it\/?page_id=168"},"modified":"2020-03-07T14:08:44","modified_gmt":"2020-03-07T13:08:44","slug":"la-storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/borgomusolesi.it\/?page_id=168","title":{"rendered":"La Storia"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"168\" class=\"elementor elementor-168\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-0aa35ab elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"0aa35ab\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-de9fa06\" data-id=\"de9fa06\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0f4fc9b elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"0f4fc9b\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h1 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">La Storia<\/h1>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5cae7a0 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"5cae7a0\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Musolesi, un toponimo misterioso (ma non troppo)<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ebe0c67 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"ebe0c67\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><span class=\"fs44 ff2 cf1\"><i>I\u00a0<\/i><\/span><i><span class=\"fs20 ff2 cf1\">Musolesi<\/span><\/i><span class=\"fs20 ff2 cf1\">: cos\u00ec si legge nel cartello indicatore colocato all&#8217;entrata del nostro borgo &#8211;<wbr \/>\u00a0ma il catasto Boncompagni (1870) riporta il toponimo\u00a0<i>Borgo Musolesi.\u00a0<\/i>Nomi entrabi errati. Perch\u00e8 la memoria orale, di quando cio\u00e8 tutti si parlava il dialetto, ha tramandato la dizione\u00a0<i>Musles\u00a0<\/i>\/ Musolesi, senza prefissi o aggiunte. Dicevano infatti:\u00a0<i>a v\u00f2g a Musles, a son ed Musl\u00e9s\u00a0<\/i>\/ Vado a Musolesi, sono di Musolesi.<br \/>I nomi dei luoghi (toponimi, da greco &#8216;<i>t\u00f2pos<\/i>\u00a0luogo e\u00a0<i>\u00f2noma<\/i>\u00a0nome&#8217;) offrono assai spesso testimonianza d&#8217;insediamenti millenari, ricordo di genti scomparse che li hanno abitati e di cui nulla rimane se non il nome dato a un corso d&#8217;acqua o alla cima di una montagna. E i toponimi di fiumi e di monti sono appunto le diciture geografiche pi\u00f9 antiche, quasi fossili linguistici consegnati al ricordo delle generazioni che si sono succedute sul territorio. Pi\u00f9 recenti e databili sono invece le denominazioni dei centri abitati, delle singole case, dei campi.<br \/>Una ricognizione toponomastica della parrocchia o frazione di San Benedetto pu\u00f2 dirci qualcosa della nostra storia.<i>\u00a0Rio Maggio<\/i>, \u00a0nome che parrebbe appartenere a una poetica Arcadia, deriva in realt\u00e0 dal latino\u00a0<i>maior<\/i>, maggiore, essendo che il torrentello \u00e8 in effetti il maggiore dei rii che affluiscono nel Sambro.\u00a0<i>Sambro<\/i>\u00a0potrebbe essere etimo pre-<wbr \/>romano. Esiste infatti un tema\u00a0<i>sar\u00a0<\/i>proprio dell&#8217;antica area linguistica mediterranea col significato di corso d&#8217;acqua.\u00a0<i>San Benedetto<\/i>\u00a0rimanda a fondatori monaci benedettini, ma la tesi \u00e8 tutta da dimostrare, mentre si sa di un monastero del Voglio e di altri in montagna dipendenti dalla potente abbazia di Nonantola.<br \/><i>Poggio d\u00e9 Rossi<\/i>\u00a0(o\u00a0<i>Poggio Rosso<\/i>, come gi\u00e0 compare in un etimo del 1303) \u00e8 denominazione medioevale dovuta, secondo alcuni studiosi, a una nobile famiglia bolognese che avrebbe retto la terra per conto del Comune di Bologna (a Sasso si ammira ancora il Palazzo de&#8217; Rossi). Ma il fatto che la prima e pi\u00f9 antica dizione fosse Poggio Rosso o Russo fa invece supporre che il nome fosse dato al luogo per l&#8217;appariscente colore rossastro della terra arata.<br \/><i>Collina<\/i>\u00a0\u00e8 il nome che i vecchi davano e noi diamo al monte, sulle carte distinto come Galletto, lungo le cui pendici \u00e8 sorto il paese.<br \/>Di facile comprensione &#8211;<wbr \/>\u00a0e del resto non rimandano a tempi molto lontani &#8211;<wbr \/>\u00a0i toponimi dei borghi che accolsero i primi attuali insediamenti:\u00a0<i>La Serra, La Valle, Ca&#8217; de&#8217; Merzari, Ca&#8217; di Lucchini, San Martino, La Chiesa&#8230;&#8230;La Serra<\/i>\u00a0e\u00a0<i>la Valle<\/i>\u00a0sono nomi diffusi un p\u00f2 ovunque in montagna e descrivono una situazione paesaggistica che si ripete: un borghetto in alto, l&#8217;altro pi\u00f9 in basso, quasi a guardarsi.\u00a0<i>Ca&#8217; de&#8217; Merzari<\/i>\u00a0sottolinea l&#8217;attivit\u00e0 commerciale che i suoi abitatori vi svolgevano: prossimo alla chiesa parrocchiale, il luogo era frequentato quanto meno la domenica e dunque favorevole a un piccolo commercio.\u00a0<i>Ca&#8217; di Lucchini<\/i>\u00a0rimanda al cognome della famiglia che vi abitava &#8211;<wbr \/><i>\u00a0Lucchini<\/i>\u00a0non compare per tutto il &#8216;700, prima infatti la localit\u00e0 figura come\u00a0<i>Ca&#8217; di Bonini<\/i>, proprietari nel &#8216;600 di ben 43 &#8220;pezze di terra&#8221;.\u00a0<i>San Martino<\/i>\u00a0\u00e8 dedicato a santo fra i pi\u00f9 venerati nel Medio Evo, mentre\u00a0<i>la Chiesa<\/i>\u00a0(di l\u00e0 dal fosso, cio\u00e8 del Rio Maggio) testimonia che l\u00ec sorgeva la chiesa della parrocchia di San Cristoforo di Poggio de&#8217; Rossi, prima che venisse aggregata nel 1533 a quella di San Benedetto.<br \/>Pi\u00f9 misterioso, a tutta prima, il toponimo\u00a0<i>Musolesi<\/i>. In realt\u00e0 di chiara comprensione, come diremo di seguito.<\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-aa1f509 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"aa1f509\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">I Musolesi, gente che arriva dal Mugello<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-bebd01e elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"bebd01e\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><span class=\"fs32 ff2 cf1\">U<\/span><span class=\"fs20 ff2 cf1\">n tempo fatti e conoscenza si tramandavano a bocca &#8211;<wbr \/>\u00a0quel che culturalmente dicesi tradizione orale &#8211;<wbr \/>\u00a0e pi\u00f9 d&#8217;una volta ho sentito dai vecchi, soprattutto di Musolesi, che il da noi diffusissimo cognome Musolesi altro non voleva significare che gente del Mugello, Mugellesi appunto. Gente che in tempi lontani &#8211;<wbr \/>\u00a0io dico Medio Evo, ma non era questa l&#8217;espressione usata, altra dalla nostra &#8211;<wbr \/>\u00a0aveva lasciato la Toscana e scavallato l&#8217;Appennino per stabilirsi nella valle del Sambro, allora poco abitata. Fossero fuoriusciti, famiglie cio\u00e8 esiliate a seguito delle faide che insaguinavano i comuni (Dante ne \u00e8 il grande testimone), fossero persone che fuggivano dalla peste che infestavano i centri popolati (Boccaccio racconta la peste del 1348 a Firenze), fossero contadini e pastori che cercavano nuovi pascoli e terre da dissodare&#8230;.(Fanti, cio\u00e8 uomini da fatica, e Vaccari, guardiani di bestiami, i primi cognomi della nostra valle a detta di\u00a0<i>Rumanin d&#8217;Ambr\u00f2s,\u00a0<\/i>autorevole memoria storica di San Benedetto fin che le fonti orali non si sono inaridite per sempre). Che i Musolesi fossero famiglie di ceppi diversi e che il loro non fosse inizialmente un cognome parrebbe dimostrarlo il fatto che non rammentavano e non rammentano una parentela nemmeno lontana: v&#8217;erano e vi sono Musolesi alla Serra, a C\u00e0 di Gugliara, al Fornello e ovviamente a Musolesi, che non hanno tra loro legami di sangue. Dunque Musolesi \u00e8 un aggettivo, come Tedeschi, Catalani, Napolitano.<br \/>Fin qui ricordi e testimonianze a voce. Ma esistono documenti. Io stesso &#8211;<wbr \/>\u00a0essendo parroco don Alberto Marchioni &#8211;<wbr \/>\u00a0ho consultato i registri dei battesimi custotoditi nell&#8217;archivio della parrocchia \u00a0di San Benedetto alla ricerca di informazioni sul nostro passato. Ecco di seguito quel che ho scoperto in proposito.<br \/>Il pi\u00f9 antico registro inizia con la data 20 febbraio 1640 e\u00a0<i>Angelo<\/i>\u00a0\u00e8 il nome del primo battezzato trascritto, figlio di\u00a0<i>Domenico Giovanni Vaccari\u00a0<\/i>(il che confermerebbe le asserzioni di Romanino d&#8217;Ambrogio)\u00a0<i>e di sua moglie Elisabetta.<\/i>\u00a0Non \u00e8 riportato il cognome della madre. Solo ai primi del &#8216;700 compaiono infatti nei registri i cognomi originari delle mogli a testomoniare la perdurante sudditanza della donna, prima al padre e ai fratelli poi al marito. Del resto non tutte le famiglie hanno ancora in quel periodo un cognome ereditario. V&#8217;\u00e8 qualche padre di neo-<wbr \/>battezzato indicato col semplice nome, senza altra aggiunta. Altri sono specificati soltanto dal mestiere. Compaiono, ad esempio, un\u00a0<i>Gabriele fabbro<\/i>\u00a0e un<i>\u00a0Giovanni detto il tintore.<\/i>\u00a0Alcuni presentano il primo nome seguito da un secondo che \u00e8 forse il patronimico e che comunque \u00e8 gi\u00e0 cognome o sta per diventarlo. Vi \u00e8 comunque un\u00a0<i>Giorgio de Porziola<\/i>, lo si cognominava cio\u00e8 dalla localit\u00e0 donde proveni\u00ecva, come appunto i nostri Musolesi. Infatti ancora nel 1667 leggiamo &#8211;<wbr \/>\u00a0in latino nei registri &#8211;<wbr \/>\u00a0il cognome\u00a0<i>Muselesis\u00a0<\/i>(<span class=\"imUl\"><i>se<\/i><\/span>\u00a0anzich\u00e9\u00a0<span class=\"imUl\"><i>so<\/i><\/span>, come oggi) e nel 1725 addirittura<i>\u00a0Musellessi<\/i>. La credenza che i Musolesi di oggi fossero antichi toscani del Mugello pare veritiera: perch\u00e8 Mugellesi, detto alla toscana, si pronuncia Mus\u00e9llesi, con un suono dolce fra\u00a0<span class=\"imUl\"><i>ge<\/i>\u00a0<\/span>e\u00a0<span class=\"imUl\"><i>se<\/i><\/span>, e il buon parroco d&#8217;allora avr\u00e0 trascritto in modo approssimativo quel che udiva. Nel tempo la grafia si \u00e8 modificata e consolidata sotto l&#8217;influsso della nostra parlata che aveva cancellato il toscano: in dialetto diciamo infatti\u00a0<i>Musl\u00e9s<\/i>, tradotto dai parroci in Musolesi.<br \/>Toscani del Mugello emigrarono dunque da noi secoli fa e un copiscuo gruppo si stabil\u00ec su un poggio a destra del Sambro, di fronte a Sant&#8217;Andrea: la terra attorno era per gran parte in pendio e bene esposta, e v&#8217;era acqua sorgiva abbondante, come ancora testimonia l&#8217;abbeveratoio con l&#8217;ormai leggendario Sant&#8217;Antonio Abate. Forse disboscarono loro stessi i terreni a &#8216;solano&#8217;, mentre conservarono a macchia e castagneto quelli a &#8216;baguro&#8217;. E cominciarono a costruire con legno e paglia le loro abitazioni. Solo fra il &#8216;400 e il &#8216;500 abbiamo infatti le prime testimonianze di case in sasso che non fossero di nobili discendenti il pi\u00f9 antico architrave datato della Parrocchia di San Benedetto: in cima alla scala interna della casa oggi abitata da Lidia d&#8217;Augusto e da Annibale s&#8217;apre una porta con sopra la data 1545. Altre posteriori si leggono ancora a Ca&#8217; di Lucchini (1562), Ca&#8217; dei Galli (1578, ma l&#8217;architrave \u00e8 ora custodito nel campanile), San Martino (1583), La Valle (1631), vecchio campanile (1633). Date pi\u00f9 antiche se ne hanno alla Maest\u00e0 di Piano del Voglio (1493), Qualto (1508), Poggio Suizzano (1525), Castelluccio (1563, oggi sepolta fra le macerie).<br \/>Sempre a Musolesi, su due architravi di lato alla medesima scala si possono ancora ammirare una rosa scolpita al modo dei maestri Comacini &#8211;<wbr \/>\u00a0famosi capimastri medievali &#8211;<wbr \/>\u00a0e il monogramma IHS. La rosa \u00e8 beneaugurante simbolo pagano di fecondit\u00e0, e dunque di abbondanza e fortuna: non ne conosciamo altri di simili nel territorio di San Benedetto ed \u00e8 pertanto preziosissimo documento per la nostra storia (ve n&#8217;era uno stilizzato al Castelluccio, ma per l&#8217;incuria degli uomini \u00e8 andato perduto; un altro simile \u00e8 leggibile sull&#8217;arco acuto di una casa di Valle, ma in comune di Mounzuno). Le tre maiuscole IHS rappresentano invece il noto (almeno alla mia generazione) simbolo cattolico I(esus) H(ominum) S(salvator), col quale s&#8217;invocava la protezione divina sulla casa e su chi l&#8217;abitava.<\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-72348af elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"72348af\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">I Musolesi nel Catasto dei Boncompagni<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-df3d6c9 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"df3d6c9\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><span class=\"fs32 cf4 ff2\">N<\/span><span class=\"fs20 cf4 ff2\">ella seconda met\u00e0 del &#8216;700, sulla spinta del riformismo illuminista proprio del secolo, anche in Italia si pose mano alla stesura dei primi catasti dei terreni e dei fabbricati. I vari stati della penisola, nella volont\u00e0 di razionalizzare l&#8217;amministrazione e nella necessit\u00e0 si reperire i denari necessari al fisco, tentarono di impiantare strumenti, il catasto appunto, che consentissero una pi\u00f9 sicura individuazione delle propriet\u00e0 tassabili e dei redditi conseguenti.<br \/><i>Bologna e il suo Appennino erano all&#8217;epoca soggetti allo Stato della Chiesa. Il legato pontificio di Bologna, cardinale Ignazio Boncompagni Ludovisi, avutone il mandato da papa Pio VI con chirografo del 25 ottobre 1780, dispose per l&#8217;inizio dei lavori. Decine di periti agrimensori occuparono le terre della diocesi bolognese e attesero per anni a misurare campi, macchie, edifici,strade, riportando il tutto su mappe che possono oggi apparire per alcune parti ingenue e imprecise, ma che sono una preziosissima fonte di notizie per gli storici. Accanto alle mappe furono redatti brogliardi illustrativi, vale a dire registri che elencano i proprietari dei numeri catastali, il tipo di cultura idonea ai terreni, il reddito presumibile di campi e fabbricati. Il lavoro del Bomcompagni non fu portato a termine per i troppi interessi che andava a toccare.<br \/><\/i>A noi, molto modestamente, \u00e8 servito in passato per offrire ai lettori una sicura ricostruzione di come apparisse San Benedetto due secoli fa (vedi il libro dei cercanti del 1984,\u00a0<i>Appunti di storia montanara<\/i>) e ora ci consente di scrivere di Musolesi con dati certi.<br \/>Borgo Musolese (cos\u00ec \u00e8 nominato nel catasto Boncompagni) compare nella mappa del Comune di Qualto &#8211;<wbr \/>\u00a0se ne diranno i motivi pi\u00f9 avanti &#8211;<wbr \/>\u00a0ma, per l&#8217;evidente rilevanza dei fabbricati, borgo di case attraversato dalla strada.<br \/>Intorno al 1780, dunque, le mappe e i brogliardi del Catasto Boncompagni attestano che a Musolesi vi erano 11 &#8216;case&#8217; accorpate in due blocchi separati dalla via che andava (e va) a Sant&#8217;Andrea. Come oggi del resto, anche se le &#8216;case&#8217; sono aumentate di numero e sono state costruite stalle e capanne &#8211;<wbr \/>\u00a0perch\u00e8 di capanne allora ce n&#8217;era una soltanto, comune a tutti i possidenti del borgo, ed era quella di recente trasformata in villa dal figlio di Giulietta Lenzi. Comune era anche il cortile antistante la capanna.<br \/>Era modalit\u00e0 antica costruire con la\u00a0<i>zunta<\/i>\u00a0\/ l&#8217;aggiunta, cio\u00e8 utilizzando per uno dei lati della nuova casa il muro esterno di un&#8217;altra. Si risparmiavano terreno, sassi, fatica: tant&#8217;\u00e8 vero che in previsione della possibile aggiunta si lasciavano sporgere dal muro opportuni conci che servissero per legare meglio la casa nuova alla vecchia. Sono sorti cos\u00ec i caratteristici borghi montanari.<br \/>Tornando a Musolesi, i proprietari delle 11 case erano all&#8217;epoca:<br \/><br \/><i>Santi Sante del fu Giovanni<br \/>Santi Domenico del fu Giovanni<br \/>Musolesi Giacomo del fu Domenico<br \/>Musolesi Sabatino del fu Domenico<br \/>Sig. Don Musolesi Cornelio del fu Pietro, parroco di Cedrecchia<br \/>Sig. Don Musolesi Francesco del fu Giovanni<br \/>Sig. Don Musolesi Giovanni del fu Achille<br \/>Chini Giacomo del fu&#8230;<br \/>Lenzi Giovanni Battista del fu Matteo (proprietario di 2 case)<br \/>Eredi del fu Giovanni Antonio Lenzi.<br \/><\/i><br \/>Tutti costoro possedevano anche, attorno a Musolesi, pezze di terreno\u00a0<i>&#8220;atto a formento posto in pendio a solano, buono&#8221;.<\/i>\u00a0I proprietari delle case di Musolesi sono dunque 10, portatori per\u00f2 di soli 4 cognomi: Santi, Musolesi, Lenzi (i cui lontani eredi abitano tutto in loco) e Chini (o Chinni), cognome che non compare pi\u00f9 da tempo fra i residenti nel borgo.<br \/>Sante e Domenico Santi sono fratelli (figli del fu Giovanni), e abitavano entrambi nel gruppo di case (allora pi\u00f9 ridotto) a monte della via per Sant&#8217;Andrea, di fatto dove ancora sono proprietari i Santi di oggi. Il nominato Sante ci testimonia il modo della formazione del suo cognome. Il latino infatti &#8211;<wbr \/>\u00a0e i primi registri di battesimo erano redatti in latino &#8211;<wbr \/>\u00a0figlio di Sante si scriveva\u00a0<i>filius Sancti,<\/i>\u00a0donde nel tempo il conseguente cognome Santi che sostitu\u00ec, come nella maggior parte dei casi, il patronimico &#8216;figlio di&#8230;&#8217;.<br \/>Fratelli sono anche Giacomo e Sabatino Musolesi (figli del fu Domenico), le cui case erano a monte della via: ancora negli anni &#8217;50 vi abitavano i Musolesi\u00a0<i>ed T\u00e9lli.<br \/><\/i>La casa dei Musolesi\u00a0<i>ed Vit\u00f2ri<\/i>\u00a0fu costruita invece pi\u00f9 tardi sul terreno antistante, e con essa il caratteristico voltone che unisce i due borghetti fino ad allora separati.<br \/>Una curiosit\u00e0: nell&#8217;elenco dei proprietari compaiono ben tre preti, tutti cogniminati Musolesi, uno dei quali &#8211;<wbr \/>\u00a0Don Cornelio &#8211;<wbr \/>\u00a0parroco a Cedrecchia. Deduco che altri due Musolesi &#8211;<wbr \/>\u00a0Giovanni del fu Achille e Francesco del fu Giovanni &#8211;<wbr \/>\u00a0siano anch&#8217;essi preti per il fatto che il loro nome \u00e8 preceduto dai titoli\u00a0<i>Sig<\/i>. e\u00a0<i>Don<\/i>\u00a0come il parroco Cornelio, mentre i restanti proprietari non hanno titoli di sorta. Un tempo si diventava preti per almeno due buone ragioni che poco avevano a che fare con la vocazione (qualcuno comunque l&#8217;avr\u00e0 sentitao, in seminario, gliel&#8217;avranno inculcata): non si voleva spartire fra troppi eredi la casa e la poca terra che consentiva la sopravvivenza della famiglia, per cui i figli cadetti non dovevano ammogliarsi; per contro reggere una parrocchia significava prestigio sociale e benessere in quanto la chiesa possedeva beni dei quali il parroco aveva l&#8217;usufrutto.<br \/>Continuando nell&#8217;esame del Catasto Boncompagni, notiamo che Lenzi Giovanni Battista del fu Matteo risulta proprietario di due case, entrambe a valle della via, una delle quali ancora oggi di propriet\u00e0 dei Lenzi, come del resto l&#8217;altra spettante allora agli &#8220;eredi del fu Giovanni Antonio Lenzi&#8221;. Tale cognome \u00e8 gi\u00e0 presente in un estimo del 1517 del Comune di Qualto che attesta, fra le altre,\u00a0<i>una domo muraria et coperta a lastris<\/i>\u00a0( vale a dire una casa in muratura dal tetto di lastre di arenaria) a Ca&#8217; Musolese, di propriet\u00e0 di tal Luca Lenzi del Beza.<\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-921e2a3 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"921e2a3\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Musolesi nel Comune di Qualto<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4c03ef3 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"4c03ef3\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><span class=\"fs32 ff2 cf1\">F<\/span><span class=\"fs20 ff2 cf1\">ino ai primi anni dell&#8217;800 Musolesi, pur appartenendo alla Parrocchia di San Benedetto Valle di Sambro, faceva parte del Comune di Qualto. San Benedetto infatti, contrariamente a quanto succedeva per quasi tutte le parrocchie del nostro Appennino, non era costituito in Comune: il suo territorio era suddiviso fra i comuni di Qualto e di Poggio de&#8217; Rossi. Il confine era segnato quasi interamente dalla strada che da Musolesi saliva su fin alla Collina e a\u00a0<a class=\"imCssLink\" href=\"http:\/\/www.pfpattinaggio.it\/borgo\/cedrecchia-cenni-storici.html\">Cedrecchia.<\/a>\u00a0Addirittura il borgo di San Benedetto (molto modesto per il vero) era diviso a met\u00e0: la chiesa e le case a nord della strada appartenevano al Comune di Poggio de&#8217; Rossi, le case a sud al Comune di Qualto. Amche le frazioni viciniori facevano comune. Cos\u00ec Sant&#8217;Andrea, Montefredente, Cedrecchia, Monteacuto e addirittura Campiano, il cui borgo con la stessa chiesa furono ingoiati nel 1772 da una spaventosa frana di cui si aveva memoria orale ancora dopo l&#8217;ultima guerra.<br \/>Va comunque detto che non si trattava di unit\u00e0 amministrative complesse quali quelle di oggi. Avevano compiti molto pi\u00f9 modesti. L&#8217;anagrafe e lo stato civile erano di fatto affidati al parroco che registrava nascite, morti e celebrava matrimoni validi a tutti gli effetti. Non v&#8217;era leva militare obbligatoria, n\u00e9 assistenza sanitaria pubblica, scuola dell&#8217;obbligo o raccolta dei rifiuti&#8230;. Un consiglio dei capi di famiglia discuteva le questioni pi\u00f9 importanti e ne raccomandava la soluzione al vicario della circoscrizione in cui il territorio comunale era compreso. Il quale vicario era un funzionario del Comune di Bologna e poi dello Stato Pontificio. A capo del consiglio e del Comune stava il massaro, che tra l&#8217;altro rispondeva in proprio a Bologna dell&#8217;ammontare delle tasse segnate negli estimi. Uno scrivano assisteva il massaro &#8211;<wbr \/>\u00a0quasi sempre analfabeta come la maggioranza della popolazione, fossero proprietari o contadini.<br \/>Prima che venissero impiantati i catasti, strumenti precisi per individuare fabbricati e terreni e loro proprietari, i governi ricorrevano a sistemi pi\u00f9 rozzi che consentivano comunque di venire in possesso di elementi utili a tassare la piccola e media propriet\u00e0. E si avevano gli estimi, registri comprendenti l&#8217;elencazione di tutti i possidenti del comune soggetti a tasse (detti fumanti) o esenti per qualsivoglia motivo (in genere nobili e clero).<br \/>Pi\u00f9 particolarmente l&#8217;estimo consisteva in una sommaria descrizione delle abitazioni e degli annessi (corte, aia, capanna, forno&#8230;), dei campi con gli alberi d&#8217;alto fusto e la specie, dei confini con le altre propriet\u00e0 e, ben chiaro, l&#8217;asse patrimoniale e la denominazione del fabbricato e del terreno inquisito, perch\u00e8 ciascuno, pur modesto per estensione o valore, doveva riconoscersi dai rimanenti vicini non essendovi altra maniera per distinguerlo &#8211;<wbr \/>\u00a0mancavano le mappe catastali con la loro precisa suddivisione in particelle numerate corrispondenti a ciascuna unit\u00e0 da individuare. E dunque si avevano i nomi tramandati per generazioni di ciascun campo, pascolo, macchia o bosco, che ancora fanno trepidare coloro che amano la propria terra. Per Musolesi trascrivo i seguenti &#8211;<wbr \/>\u00a0me li disse, non ricordo in quale occasione, l&#8217;amico Sergio Lenzi in dialetto, che era il modo autentico per identificarli (il catasto li tradusse poi in lingua italiana, spesso storpiando lessico e significato):\u00a0<i>al T\u00f2l, m\u00e9z Valige, La Sponga..<\/i>.Francesco Musolesi li sapeva tutti. ma non \u00e8 pi\u00f9 fra noi per ripeterceli. Volendolo, tuttavia, sono recuperabili al Catasto.<br \/>Gli Estimi del Comune di Bologna dei secoli XIII e XIV, conservati all&#8217;Archivio di Stato, potrebbero forse dirci qualcosa di pi\u00f9 preciso sull&#8217;arrivo del Mugellesi nella valle del Sambro &#8211;<wbr \/>\u00a0e ci auguriamo che qualche volenteroso studente li interroghi per noi. La valle era certo poco abitata se un cos\u00ec cospicuo numero di persone pot\u00e8 insediarvisi e lavorare la terra. Il territorio era forse allora dominio dei Conti di Panico, feudatari della media valle del Reno, ma che avevano la propriet\u00e0 addirittura a Castel dell&#8217;Alpi. Il Castelluccio &#8211;<wbr \/>\u00a0il nome lo indica come luogo fortificato a controllare la confluenza del Rio Maggio col \u00a0Sambro, le cui rive in secco erano utilizzate da montanari per scendere al piano &#8211;<wbr \/>\u00a0il Castelluccio era stato certo un loro possesso. Lo confermerebbe un toponimo noto ormai a pochi: la fontana di fronte al Castelluccio detta della Barleda (ora catturata e immessa nell&#8217;acquedotto provinciale) era conosciuta come la\u00a0<i>funt\u00e9na di Cont<\/i>\u00a0\/ la fontana dei Conti, al plurale: per antonomasia i Conti di Panico appunto, famigerati per il loro numero e la loro prepotenza in tutta la montagna. A quella fontana le donne di Musolesi andavano a lavare i panni anche d&#8217;inverno: la sua acqua, sgorgando da una falda profonda, addirittura fumava perch\u00e8 tiepida rispetto all&#8217;ambiente di neve e gelo.<\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Storia Musolesi, un toponimo misterioso (ma non troppo) I\u00a0Musolesi: cos\u00ec si legge nel cartello indicatore colocato all&#8217;entrata del nostro borgo &#8211;\u00a0ma il catasto Boncompagni (1870) riporta il toponimo\u00a0Borgo Musolesi.\u00a0Nomi entrabi errati. Perch\u00e8 la memoria orale, di quando cio\u00e8 tutti si parlava il dialetto, ha tramandato la dizione\u00a0Musles\u00a0\/ Musolesi, senza prefissi o aggiunte. Dicevano infatti:\u00a0a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"elementor_header_footer","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-168","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/borgomusolesi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/168","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/borgomusolesi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/borgomusolesi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/borgomusolesi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/borgomusolesi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=168"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/borgomusolesi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/168\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":171,"href":"https:\/\/borgomusolesi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/168\/revisions\/171"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/borgomusolesi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=168"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}